Joe Mooney

15.08 .2008

Il mito dimenticato

Autore Mirko Fazzi

Pubblicato su Fisarmoniae (2004)


Per un certo periodo di tempo, Joe Mooney fu il più amato e conosciuto fisarmonicista jazz della costa est degli Stati Uniti al punto da essere considerato personaggio nazionale. E’ però difficile capire come mai un musicista in grado di generare così ampi consensi da parte di tutti, dagli amanti del jazz ai critici, sia poi stato dimenticato dai più e soprattutto dal mondo della fisarmonica.

Nel 1946 il critico della testata giornalistica DownBeat Michael Levin, ebbe parole a dir poco entusiastiche per il quartetto di Mooney, definendolo il miglior vocalista maschio sulla scena e musicista insuperabile sul suo strumento. Questo accese l’interesse intorno al gruppo di Mooney che per un periodo di circa tre anni fu al centro di un vero e proprio plebiscito di consensi.
Ma per l’appassionato medio di jazz, Joe Mooney non è mai diventato un nome familiare e non appare sui libri di storia del jazz. Eppure, nel 1946, il gruppo di Mooney suonò nella 52ma strada fianco a fianco con musicisti quali Charlie Parker, Art Tatum, Dizzy Gillespie, Miles Davis e altri musicisti che tutti conosciamo, riscuotendo consensi di pubblico e critica. Fra i suoi fan più ardenti troviamo un’alta percentuale di compositori, parolieri, musicisti.
Non si ricordano altri musicisti che come lui sono rimasti relativamente sconosciuti perfino nella propria terra, pur avendo fan sparsi per il mondo che hanno cercato in ogni modo di diffondere la conoscenza di una musica così magica.

Joe Mooney nacque il 14 Marzo del 1911 in Paterson nel New Yersy e iniziò la sua educazione musicale con lo studio del pianoforte all’età di sei anni. Nonostante una malattia cronica che conduce progressivamente alla cecità, non si perse d’animo e formò un duo con il fratello Danny già non vedente. Il loro stile era ispirato ad artisti del calibro di Harry Barris e Bing Crosby dell’era swing dove Joe accompagnava le loro voci armonizzandole al piano. Per sdrammatizzare la loro situazione di “invalidi” si diedero il nome di “The Sunshine Boys”. Durante gli anni 1929 e 1931 i “The Sunshine Boys”, nonostante la loro relativa giovinezza artistica, registrarono molti brani per la casa discografica Columbia i quali vennero però pubblicati sotto una grande varietà di pseudonimi e su etichette affiliate. Su alcuni di questi dischi vi erano musicisti destinati ad un grande successo quali Tommy Dorsey, Mannie Klein, Dick McDonough, Carl Kress e le orchestre di Ben Selvin e Irving Mills. Dopo questo avvio molto promettente per i due ragazzi, “The Sunshine Boys” trovarono lavoro in radio fino al 1934-35. Dopo questa esperienza Joe si specializzò diventando un raffinato e ricercato arrangiatore. Fino al 1937 fece parte dell’orchestra di Frank Dailey, il quale possedeva il Meadowbrook Country Club in Cedar Grove nel New Jersey, e questo permise a Joe di stare vicino alla sua casa di Paterson. E’ in questo periodo che nel set strumentale di Joe Mooney appare la fisarmonica. Nel 1938 la band di Dailey fu rilevata da Buddy Rogers, Mooney compreso, il quale andò in tournè in qualità di vocalista, pianista, fisarmonicista ed arrangiatore. Quando nello stesso anno Rogers sciolse la band, Mooney trovò lavoro come arrangiatore per alcuni importanti leader come Vincent Lopez, Larry Clinton, Les Brown, Charlie Teagarden, Paul Whiteman. E’ proprio con la band di Paul Whiteman che possiamo apprezzare le notevoli doti di arrangiatore e fisarmonicista di Mooney catturate dalla casa discografica Decca in alcune incisioni della band “Whiteman's Swing Wing”. Altri esempi li possiamo trovare nelle incisioni eseguite con i “Four Modernaires” nel 1938-39. Nel 1941 Mooney ritornò a Paterson N.Y., che in quei tempi era diventata una cittadina con un’alta percentuale di immigrati, molti dei quali musicisti o insegnati di musica. La situazione era ideale e Mooney formò così il suo primo quartetto formato da Steve Benoric al clarinetto e sax tenore, Bobby Domenik alla chitarra, Anthony Frederici al basso e naturalmente Mooney alla fisarmonica e pianoforte.
Questo primo quartetto, dal nome “Joe Mooney and the Music Masters”, debuttò al “Sandy's Hollywood Grill” di Paterson, poi suonò a New York e successivamente anche in formazione con la “Russ Morgan's touring big band” negli anni intorno al 1941-42. Quest’ottimo quartetto non durò molto a causa di un incidente d’auto in cui Mooney si fratturò un’anca molto malamente. Per circa diciotto mesi Mooney fu fuori gioco e quando fu dimesso dall’ospedale aveva un’invalidità permanente oltre hai problemi di vista. Formò un nuovo trio con Frankie Stafford alla chitarra e suo fratello Danny al basso e per rilanciare la sua attività musicale scelse il Sandy’s Bar a Paterson. Dopo poco al trio si unì Fitz Andrews (conosciuto come Andy Fitzgerald) ù al sax tenore e clarinetto, musicista dal suono delicato che otteneva attraverso un bocchino stretto e ance morbide. Successivamente Stafford fu sostituito da Bobby Domenick e Danny venne rimpiazzato da John 'Gaetano' Frega. Mooney chiamò la band “The Jersey Skeeters” e ricominciò a fare ottima musica al Sandy’s. Intorno al febbraio del 46’ arrivò il chitarrista Jack Hotop al posto di Domenick che rese il sound del gruppo maturo e “The Skeeters” divennero il “Joe Mooney Quartet”. Il quartetto aveva un swing personale e uno stile intimo, con un sound ben amalgamato e leggero, con la perfetta fusione di tutte le timbriche senza che la fisarmonica e il sax fossero in evidenza ma con una integrazione totale. Un sound così aveva bisogno di un locale adatto e il gruppo di Mooney trovò nei gestori del Sandy’s un’incredibile supporto ed una perfetta sintonia artistica. Per rendersi conto della sensibilità dei gestori del Sandy basti pensare che spesso Andrew Sandy Jr stava sulla porta del locale per tenere lontano i chiassosi e gli ubriaconi garantendo così a Mooney il massimo silenzio affinché il suo sound potesse esprimersi al meglio. Nell’ottobre del 46 il gruppo si spostò al Dixon di New York nella famosa 52ma Strada con un contratto di sei mesi e il giorno del debutto la foto di Joe era sulla n copertina del prestigioso DownBeat.
Anche al Dixon trovò persone esperte e capaci e la sala in cui si esibì Mooney fu isolata dal bar con dei pannelli di vetro, soluzione perfetta e assolutamente necessaria per il sound e genere musicale del gruppo. Grazie al suo primissimo mentore Paul Whiteman, Mooney si assicurò tredici settimane di contratto con l’emittente radiofonica ABC la quale trasmetteva “live” direttamente dal Dixon e nel novembre dello stesso anno firmò con la casa discogradica Decca. Intanto continuarono a piovere ottime critiche sulla stampa e incredibilmente nel 46, pur senza una registrazione ancora sul mercato, il gruppo insediò il trono al King Cole Trio nei sondaggi del DownBeat e del Metronome. Quando uscì il disco della Decca i critici rimasero delusi perché constatarono che l’incisione su vinile non era riuscita a catturare il fascino del gruppo. Questo perchè la Decca si ostinava a limitare le incisioni alla parte vocale tralasciando così parte dell’abilità musicale di Mooney. Questo però non ebbe effetti negativi sul gruppo che continuò a godere di ottime critiche. La Decca, ovviamente, non era la casa discografica adatta per sfruttare al meglio le qualità uniche del gruppo e anche se riuscirono a registrare frettolosamente il gruppo prima del blocco delle registrazioni furono rilasciati solo quattro dischi nell’autunno del 47. Concluso il contratto con il Dixon il quartetto andò in tour. Purtroppo però i normali locali in cui si esibivano i gruppi jazz non erano adatti al sound di Mooney. Per tutto il tour, che partì dalla Pennsylvania toccando St. Louis, Chicago, Minneapolis e Fresno, dovettero combattere con il rumore delle sale da coktail, delle entrate degli Hotel, delle sale da ricevimento dove semplicemente il loro sound non poteva essere ascoltato perché sommerso dal rumore di fondo. Durante il 48 il quartetto toccò le stesse località del tour dell’anno precedente, chiaramente con lo stesso tipo di problemi. Il malcontento cominciò a contagiare i componenti del gruppo, Mooney compreso, e dopo un po’ la magia della sua musica se ne andò e con essa la forza che teneva unito il gruppo. Per primo se ne andò, nell’agosto del 48, John ‘Gaet’ Frega che divenne un monaco cappuccino dell’ordine di St. Francesco. Intorno alla metà del 49 andò via il clarinettista Andy Fitzgerald e in ottobre dello stesso anno Mooney sciolse il gruppo.
Il fenomeno Mooney, la rivelazione della 52ma strada, durò il breve periodo di tre anni circa, e poi i riflettori si spensero. Nel 1950 Mooney tentò il rilancio con il bassista Robert Kahakalo, meglio conosciuto come Bob Carter, ma non funzionò nonostante le ottime critiche. Mooney allora cambiò completamente rotta e, comprato un organo Hammond, mise insieme un nuovo repertorio e tornò a suonare nei Club come solista e solo raramente suonò ancora la fisarmonica. Ma nonostante l’anonimato in cui era piombato Joe Mooney, i migliaia di appassionati, musicisti, compositori ed agenti che aveva contagiato con la musica del suo magico quartetto non lo avevano dimenticato. Si attivarono e raccolsero soldi per organizzare delle registrazioni incoraggiandolo ad uscire dalla Florida per tornare ad esibirsi a New York. Ne uscirono alcune meravigliose incisioni per la Carousel, la Atlantic e la Columbia. Dopo le ultime registrazioni per la Columbia, Mooney ritornò in Florida dove rimase attivo come pianista, organista e cantante nell’anonima oscurità dei night-club. Nel suo libro "The Swing Era" il musicologo americano Gunther Schuller scrive che pochi, nella storia del jazz, hanno saputo offrire una così rarefatta amalgama di raffinato gusto estetico, sofisticata creatività musicale, esecuzione rigorosa ed un elegante sobrio umorismo come Joe Mooney. Joe Mooney morì a Fort Lauderdale in Florida il 12 maggio 1975, lasciando dietro di sé una vita piena di soddisfazioni musicali, un quartetto dallo stile veramente innovativo e una moltitudine di ammiratori.

Bibliografia:

  • Dieter Salemann (1999); recensione al cd “The Joe Mooney Quartet: Do You Long For Oolong?”; HEP Records.
  • Dieter Salemann (1998); Joe Mooney, 1911-1975 A sunshine boy?, The story of an underrated jazzman; Dieter Salemann. ASIN: B0006FDIYO
Breve discografia Attuale:


Link utili:
Biografia sul sito di Hep Jazz
Su questo sito si possono trovare foto d'epoca
Articolo su ALl About Jazz