L’ARTe di VAN DAMME
02.09 .2009

Chissà come sarebbe stato il panorama jazzistico della fisarmonica se la storia non avesse visto un musicista come lui: Art Van Damme,
un innovatore puro, capace di vedere al di là del proprio strumento senza tradirlo creando consensi unanimi di critica e grande pubblico.
La fisarmonica aveva bisogno di un musicista come lui, nato e cresciuto nella terra del jazz, immerso nelle sue sonorità a contatto con
i più creativi musicisti del genere in uno dei periodi più fecondi.
Art Van Damme
Arthur Raymond Van Damme, nacque il 9 Aprile 1920 a Norway nel Michigan ed iniziò a studiare fisarmonica all’età di 9 anni con
Heinz Caviani, un musicista di origini italiane che proprio in quel periodo, stanco di viaggiare, aveva deciso di fermarsi e insegnare
fisarmonica.
Iniziò la sua carriera di musicista professionista dopo soli 4 anni di studio suonando nella sua città e con il quintetto del suo maestro
in un viaggio a tappe tra Chicago e la California.
Nel 1934, il presidente della “Belgium Janitor Association”, per il quale il giovane Art aveva suonato qualche tempo prima, trovò un buon lavoro per suo padre a Chicago, città nella quale si trasferì con tutta la famiglia. La distanza rese difficoltoso studiare con Caviani e così Art fu costretto a trovarsi un nuovo insegnante, con il quale studiò musica classica dall’età di 14 anni fino all’età di 19 anni.
Fu durante la scuola superiore che iniziò la sua passione per il jazz attraverso l’imitazione di uno dei suoi idoli, Benny Goodman, che
influenzò profondamente i suoi primi passi.
Iniziò a sviluppare il suo stile personale con il suo primo trio formato da fisarmonica sax e basso.
Dopo alcuni anni il trio si trasformò in quartetto. Fece alcune cose con due fisarmoniche ma il suono che preferiva era ottenuto con
la formazione di fisarmonica, vibrafono, basso e chitarra. Così smise di utilizzare due fisarmoniche nella formazione e aggiunse, un
po’ più tardi, una batteria. A quel punto sentì che quello era il sound che faceva per lui.
Non seguì corsi o studi particolari di musica jazz semplicemente ascoltava le registrazioni dei big del momento assorbendone l’essenza
che poi sperimentava e metteva in pratica con il gruppo.
La sua prima registrazione porta la data del 1944 per una piccola etichetta discografica e nello stesso anno firmò un contratto con la
NBC che gli procurò molta visibilità. Lo show che registrava presso la NBC gli dette anche la possibilità di suonare con molti grandi
del jazz come Dizzy Gillespie e con cantanti del calibro di Ella Fitzgerald cosa che contribuì sicuramente ad accrescere la popolarità
di Art Van Damme. La sua notorietà si espanse a macchia d’olio e fece tournè in Germania, Svezia, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Canada,
Inghilterra, Nuova Zelanda, Austria, Francia, Belgio e Svizzera, senza contare tutti i concerti e le serate tenute negli Stati Uniti.
Fu sotto contratto con la Capitol Records dal 1945 al 1952, per passare, dal 1952 al 1965, alla Columbia Records con la quale rilasciò
non meno di una dozzina di album tra i quali “The Van Damme Sound”, “Martini Time” e “The Art of Van Damme”. L’intento di questi album
era di coprire una nicchia abbastanza popolare del mercato dell’epoca per la quale lo stile e il sound di Art, posizionato tra il
“piano cocktail” e il sound del trio “The Three Suns” formato da fisarmonica chitarra e organo, calzava a meraviglia.
Nonostante anche le note di copertina definissero la musica di questi dischi come “musica da sottofondo” siamo di fronte a ottimi album
jazz che vennero ben accettati dalla critica del tempo e nel 1947 il Downbeat magazine mise la foto di Art in copertina. Con il passare
del tempo esplorò anche territori più complessi molto vicini al mainstream jazz.
Nel 1965 andò sotto contratto con la MPS Record germanica con la quale registrò circa 16 album. Venne votato come “top jazz accordionist”
per dieci anni consecutivi nell’annuale sondaggio di Downbeat, la prestigiosa testata jazzistica. Lasciò la NBC nel 1960 e aprì un studio
e un negozio in Chicago continuando comunque ad apparire come ospite radiofonico e televisivo. Art Van Damme muore di polmonite il 15
Frbbraio 2010.
L’intuizione e il Sound
La grande intuizione di Art è stata sicuramente quella di creare un suono più che essere un fisarmonicista jazz. Il suo era un gruppo jazz
con un’identità e un suond definito e riconoscibile che relegava a fattore di poca importanza il fatto che il leader fosse un
fisarmonicista. Lui dava hai suoi fans ed ascoltatori un suono, una particolare combinazione e non solamente una fisarmonica ed è
anche per questo che il suo pubblico include un più ampio bacino di utenza costituito non solamente di appassionati dello strumento.
In quasi tutti i suoi brani, quando la fisarmonica esegue il tema, viene doppiata dal vibrafono in sincrono. Questa geniale intuizione
permette di creare il già citato “Art sound” (come viene parafrasato nel titolo di un suo album) e di superare i limiti dello strumento,
tra i l’attacco non percussivo delle note. Ed ecco che la combinazione dei due strumenti in sincrono creano un nuovo e stupefacente
strumento con dinamiche e sonorità vastissime. La ricerca di questo particolare sound è forse nata anche dal fatto che Art Van Damme
pensasse che la fisarmonica non fosse lo strumento ideale per il jazz. Il fatto che la fisarmonica abbia due tastiere controllate da
un’unica forza (il mantice) era secondo lui un problema. Era consapevole di non poter usare le mani con differenti dinamiche come può
fare un pianista e questo gli fece esplorare nuove dimensioni sonore.
Dotato di tecnica eccelsa, questa non venne mai usata fine a se stessa ma sempre con grande sensibilità melodica. Maestro incontrastato
del voicing per fisarmonica ha sempre accompagnato il suo gruppo con stile utilizzando voicing di grandissimo effetto e personalità
integrandosi perfettamente con il resto del gruppo e senza mai essere ingombrante. Utilizzò molto spesso posizioni accordali alla mano
destra anche durante i suoi soli cosa che lo vede ancora oggi maestro indiscusso.
Durante tutta la sua carriera usò quasi esclusivamente una fisarmonica Excelsior della quale prediligeva il registro Basson.
Viaggio attraverso un assolo
Andremo ora ad analizzare il brano e il relativo assolo che Art ha eseguito su di un noto standard: “On Green Dolphin Street “
(Kaper/Washington).
Il brano è tratto dal CD
““Two Originals” (MPS Records)
in cui si trovano rimasterizzati i due dischi “Keep Going” e “Blue Word”.
Il brano è apparso originariamente nel disco “Keep Going” (1970, MPS 15278) e vede tra i musicisti del gruppo il chitarrista Joe Pass.
Il brano, che possiamo trovare sul Real Book in Do maggiore (Figura 1),
viene eseguito dal gruppo in Eb maggiore nella forma A-B-A-C. (Figura 2)
La struttura di riferimento è la seguente:
| Ebmaj7 | Ebmaj7 | Eb-7 | Eb-7 |
| F7/Eb | F7/Eb E/C | Ebmaj7 | Ebmaj7 |
B
| F-7 | Bb7 | Ebmaj7 | Ebmaj7 |
| Ab-7 | Db7 | Gbmaj7 | Gbmaj7 Bb7 |
C
| F-7 F-7/Eb | D-7(b5) G7(b9) | C-7 C-7/Bb | A-7(b5) D7 |
| G-7 C7 | F-7 Bb7 | Ebmaj7 | F-7 Bb7 |
-
Battute 1..8 – Sezione A
Il brano inizia con un accordo di tonica nella tonalità di impianto ( Imaj7 ) che viene mantenuto per due battute e prosegue con un accordo di Eb-7 che è la tonica della tonalità di Eb minore. Dato che la nuova tonalità non viene mantenuta non possiamo parlare di modulazione ma più propriamente di regione tonale che viene mantenuta per altre due battute. Alla quinta battuta abbiamo una dominante secondaria appartenente alla tonalità di Bb maggiore (V/V) mentre nella sesta battuta ci troviamo di fronte ad un II grado alterato (anche detto sesta napoletana) che scivola sull’accordo di tonica tenuto per due battute ( 7ma e 8va ). -
Battute 9.. 16 – Sezione B
La parte B si sviluppa attraverso due cadenze consecutive a distanza di una terza minore. Dalla battuta 9na alla 12ma troviamo un II V I nella tonalità d’impianto, Eb maggiore, mentre dalla battuta 13ma alla 16ma un II V I in regione tonale di Gb maggiore. Nell’ultima metà della 16ma battuta un V7 ci fa da trampolino per ributtarci sulla tonica della parte A.
Battute 17..24 – Sezione A -
Battute 25..32 – Sezione C
Il C inizia con un accordo di II-7 alla battuta 25ma per proseguire con una cadenza (II V I) in regione di C minore seguita da una cadenza in regione di G minore. Alle battute 29 e 30 abbiamo un classico turnaround nella tonalità di Eb per concludere con una cadenza (II V) che ci riporta alla tonica della tonalità d’impianto.
Le otto battute della parte A si ripetono senza nessuna variazione.
Invece di proporre l’abbinamento accordo scala, come di solito si fa in questi casi, andremmo a vedere direttamente nell’assolo
trascritto di Art quali sono state le sue scelte, quali scale ha usato, quando utilizza le note accordali e i pattern.
Prima di tutto la partitura con la trascrizione del solo e le annotazioni scaricabile in formato pdf insieme con il file audio
in modo da avere una guida mentre affronttima le varie parti in maniera discorsiva.
Scarica la trascrizione
| Demo del brano 
Il registro usato dal Art in questo assolo è il suo prediletto Basson quindi, come sonorità, il solo suona ad una ottava
più bassa dando molto calore e una sonorità corposa.
-
Intro
L’assolo viene lanciato nelle ultime due battute della parte C del tema delle quali ci occuperemo immediatamente. Come si può vedere Art parte, nella prima di queste due battute, con un arpeggio ascendente dell’accordo di Eb seguito da un figura tratta dalla scala Eb ionica seguita da un frammento della scala cromatica. Nella seconda battuta del “lancio” disegna, nella prima metà della battuta, una figura utilizzando le note dell’accordo del brano (F-7) per proseguire con un pattern costituito per una parte da due terzine (una ascendente e una discendente) costruite sulla scala cromatica e da un arpeggio di D dim, che è la sostituzione dell’accordo di Bb7 della battuta che viene considerato, aggiungendo le estensioni, un Bb7/9b a cui toglie la fondamentale. Ho chiamato “pattern A” questa figura per focalizzare su di esso l’attenzione dato che verrà utilizzato, trasportato, tre volte nel corso dell’ assolo. -
Battute 1..2 - Sezione A
Siamo ora alla prima battuta del giro armonico sezione A. Qui abbiamo una prima figura di quattro note costruita sulla scala Eb ionica (“Pattern B”) ed a seguire un arpeggio di Eb (accordo della battuta) per continuare alla seconda battuta con una figura, questa volta più estesa, tratta dalla scala di Eb ionica. -
Battute 3..4
La terza battuta inizia con un approccio cromatico alla nota di Bb per seguire, fino a raggiungere la fine della quarta battuta, con un pattern di tre note che viene spostato diatonicamente lungo la scala di Eb dorica conservandone la matrice. -
Battute 5..7
Alla quinta battuta abbiamo una figura con approccio cromatico ricavata dalle note accordali del F6/9. La sesta battuta inizia con un approccio cromatico alla nota di D con un terzina di abbellimento e prosegue con un arpeggio di F- e nella seconda metà della battuta abbiamo il “pattern A”, di cui ho già parlato, opportunamente trasportato. -
Battute 7..8
Siamo arrivati alla battuta 7ma dove abbiamo nuovamente l’accordo di tonica per due battute. Qui Art ripropone il “pattern B” usato alla prima battuta della sezione A trasposto diatonicamente una quarta sotto. Prosegue “lavorando” un pattern costituito da quattro note spostandolo lungo la scala di Eb ionica attuando anche modifiche di inversione e chiudendo con un approccio cromatico. -
Battute 9..10 - Sezione B
Sul F-7 della sezione B (battuta 9) Art parte con un arpeggio dell’accordo per lavorare poi con le note della scala di F dorica con la quale si porta sulla nota di Bb tenuta per poco più di due quarti insieme ad un C (intervallo di II maggiore) per un effetto molto tensivo che ci trasporta dal F-7 della battuta 9 al Bb7 della 10ma nella quale prosegue lavorando sulla scala di Bb misolidia ed interpretando la seconda parte della battuta come Bb7/b9#11 lavorando con le note del voicing. -
Battute 11..12
Le due battute che seguono (11ma e 12ma) di Ebmaj7 vengono sapientemente lavorate utilizzando la scala di Eb ionica. -
Battute 13..14
L’accordo Ab-7 della battuta 13 viene affrontato con un approccio cromatico e proseguendo con una figura desunta dalla scala di Ab dorica. Prosegue poi (sul Db7) con un bellissima figura che utilizza le note della scala di Db lidia per concludere la battuta con il “pattern A” già incontrato anche qui opportunamente trasportato. -
Battute 15..16
Nella battuta di Gbmj7 abbiamo un ostinato molto veloce prodotto con l’arpeggio discendente di Gbmaj7 con approccio cromatico al fa di partenza. L’energia accumulata con l’ostinato viene smorzata concludendo con una figura basata sulle note dell’accordo di Eb7 e nella seconda metà della battuta 16 abbiamo nuovamente il “pattern A” opportunamente trasposto.
Il solo si conclude nella prima battuta della sezione A con una figura a quattro note che richiama molto da vicino la matrice del
“pattern B” desunto dalla scala di Eb ionica con il quale da il via all’assolo di chitarra.
In questo assolo abbiamo vari elementi dell’improvvisazione jazz sapientemente dosati come figure desunte dai voicing, dalla scale,
pattern trasposti e lavorati per inversione, ostinato e approccio cromatico.
Scarica la trascrizione
| Demo del brano 
Riferimenti e link utili:
Sito di Art Van Damme
Pagina wikipedia su Art Van Damme
Pagina in memoria di Art Van Damme con "Tribute wall"
Biografia dal sito Oldies.com
Intervista ad Art Van Damme realizzata da Holda Paoletti-Kampl
Articolo scritto da Steven H.Solomon ospitato su accordion.com
Breve biografia dal sito Space Age
Articolo di By Rob Howard sul sito "All About Jazz"
Biografia sul sito "All About Jazz"
Articolo di Dana Bartholomew sul DailyNews
Biografia dal blog "Keep Swinging"
Il cd può essere acquistato qui